Chi non ha mai scritto una poesia? Chi non ne ha mai lette?
Tutti noi, per certo, almeno una volta nella vita. Siamo stati tutti almeno una volta nella vita innamorati o in cerca dell'amore, felici o tristi, ispirati o meno...
Le poesie raccontano di noi.
Nel corso degli anni ne ho scritte molte, alcune belle, altre banali, ma sempre importanti, spesso allegandole a lettere inviate via posta ordinaria. Era bello aspettare per scoprirne l'effetto. Molte le ho perse io, ancora nascoste e spiegazzate tra qualche vecchia lettera o diario, oppure spezzettate tra decine di sms cestinati ed email non salvate, spesso buttate in qualche cassetto o nel fuoco di qualche falò, a seguito di delusioni e momenti da Savonarola impazzito.
Altre sopravvivono, forse, in luoghi a me sconosciuti o sono andate perdute per sempre. Le poesie raccontano di noi più di un curriculum vitae, perché scavano nel profondo, fanno emergere un quadro di ordinaria sensibilità che fotografa l'anima in un determinato periodo della nostra vita.
Le poesie raccontano di noi. Più di un curriculum vitae.
Su biotranslations.it è possibile leggere alcune mie piccole creazioni. Sono poche per il momento, ma conto di aggiungerne presto altre.
L'anno che Gesucristo impastò er monno,
Ché pe impastallo già c'era la pasta,
Verde lo vorze fà, grosso e ritonno,
All'uso d'un cocommero de tasta.
Fece un zole, una luna e un mappamonno,
Ma de le stelle poi dì una catasta:
Su ucelli, bestie immezzo, e pesci in fonno:
Piantò le piante, e doppo disse: "Abbasta".
Me scordavo de dì che creò l'omo,
E coll'omo la donna, Adamo e Eva;
E je proibbì de nun toccaje un pomo.
Ma appena che a maggnà l'ebbe viduti,
Strillò per dio con quanta voce aveva:
"Ommini da vienì, sete futtuti".