Come si diventa un traduttore freelance?
Un po' per caso, un po' per necessità, ma soprattutto studiando e comunicando tantissimo. Fin da piccolo ho avuto una propensione per le lingue: in tenera età seguivo i cartoni animati sulle reti nazionali fiamminghe e tedesche e già dalla prima elementare, presso la Scuola europea di Mol, iniziai a studiare e a parlare parallelamente all'italiano e al fiammingo una prima lingua straniera, il francese.
Alle medie, poi, scelsi una seconda e terza lingua straniera, l'inglese e lo spagnolo, intraprendendo anche lo studio del latino. Complessivamente, ho avuto la fortuna di studiare in Belgio la lingua, la letteratura e la filosofia italiana e francese per 12 anni, l'inglese per 6, il latino per 3 e lo spagnolo per 2. Tecnicamente, non ho mai studiato la lingua fiamminga e neppure il tedesco, ma le capisco bene e riesco a leggere testi non tecnici e a comunicare con le persone. Tutto merito della tv per il tedesco e del mio vissuto quotidiano nel Limburgo fiammingo. L'inglese, poi, l'ho approfondito per due anni all'università e nel corso della mia ricerca all'estero.
La conoscenza di tali lingue andava incanalata in qualcosa di produttivo. Per tale motivo, grazie a un'amica traduttrice che mi ha ben consigliato, ho intrapreso l'attività del freelance poco prima che finisse il mio dottorato di ricerca. Ho contattato diverse importanti agenzie che, dopo accurate prove linguistiche, mi hanno inserito nei loro database di esperti per lavori di natura tecnica, dall'inglese e francese all'italiano. Oggi effettuo traduzioni e revisioni di ogni sorta, soprattutto scientifiche, dall'inglese all'italiano, a prezzi modici e tempi ridotti (vedi sotto). Utilizzo un CAT professionale e le memorie di traduzione che ho creato in questi anni per tradurre, in maniera coerente, consistente e nel formato di destinazione richiesto, il testo sorgente.
I miei punti di forza? Tariffe
vantaggiose e un rapporto personale e diretto con il cliente.
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